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Mondo auto

La Gt86 è davvero un chiodo?

In un mercato dell’automobilismo dove a bassi livelli è ormai scomparso il concetto di auto sportiva, sentir sparlare la gente sulla Toyota Gt86 fa davvero riflettere. L’unica coupè 2+2 a trazione posteriore presente sul mercato sotto i 35 mila euro, insieme alla sorella Subaru BRZ, viene definita da molti appassionati come un “chiodo”.

Sarà vero?

Genesi

Nata dal prototipo Ft-86, costruito dalla collaborazione di Subaru con Toyota, presentato al Motorshow di Tokyo nel 2009, l’auto definitiva venne presentata al salone di Ginevra del 2012.

La vettura misura 4,24 metri in lunghezza, è alta appena 1.285 mm, mentre la larghezza è di 1.775 mm. Il passo ammonta invece a 2,57 metri. Misure molto compatte dunque, che si coniugano perfettamente con un baricentro estremamente basso, grazie anche alla presenza del boxer di origine Subaru 2.0 litri quattro cilindri da 200cv. Il motore, oltre a diminuire il baricentro, è estremamente piacevole da far girare in alto, dotato di una coppia massima di 205 N/m a 6600 giri e con un cambio a 6 marce manuale molto corto. Oltre il piacere di erogazione dell’aspirato, la Gt86 offre molto di più al piacere di guida, con un telaio ben progettato e una ciclistica costituita da McPherson all’anteriore e multilink al posteriore. L’impianto frenante monta 4 freni autoventilanti assolutamente adeguati alle prestazioni della vettura. La Toyota Gt86 pesa un totale di circa 1200kg.

Nel 2014 fu soggetta ad un aggiornamento meccanico per migliorarne le doti dinamiche, tramite nuovi ammortizzatori con un diverso attacco al telaio.

Estetica

Sottolineate già le misure contenute, c’è poco da dire sulla Gt86. Il design è classico, quanto, purtroppo ormai raro, tipico di un coupè 2+2 a trazione posteriore; cofano lungo, abitacolo arretrato e un lunotto posteriore spiovente. Molto aggressivo il frontale e ben riuscito il posteriore, con l’alettone che dà un tocco racing alla vettura.

Gli interni invece sono semplici ed essenziali, ma non manca assolutamente nulla e rendono la Gt86 una potenziale dailycar per il suo spazio a bordo, per chi non ha particolari esigenze e soprattutto è disposto a sacrificare un po’ di comodità in nome del piacere.

Dati di vendita

Vendite di nicchia, che nel corso degli anni sono oscillate intorno alle 1500 unità annue, per poi abbassarsi ulteriormente nell’ultimo triennio sotto le 1250 auto vendute nei paesi UE. In Italia nel 2019 ne sono state acquistate nuove appena 155.

Riflessioni

I dati di vendita sopraelencati sembrano impossibili da riferire ad un coupè da fascia bassa di prezzo. Se per l’Italia è scontato affermare, tra tassazioni e rincari della benzina, quanto potessero risultare prevedibili tali volumi di vendita, il mercato UE è quello che sorprende. Difatti è scontato affermare che stiamo parlando del secondo mercato di riferimento per il modello, dopo quello interno giapponese, che avrebbe dovuto spingere le vendite dell’auto per storia e tradizione verso i coupè 2+2. Numeri che testimoniano l’evoluzione dell’automotive generale negli ultimi 30 anni e che esibiscono platealmente la mutazioni di diversi fattori sociali, commerciali e produttivi.

Chiariti in articoli precedenti i fenomeni legati all’ormai perdita d’interesse popolare per il mondo dell’automobilismo, con conseguente visione dell’auto come un peso a cui si è costretti a far fronte, e l’ormai necessità delle case costruttrici di congelare il mercato con un indirizzo produttivo legato a una risicata lista di modelli, c’è ben altro.

Il “ben altro” è legato ad una pigrizia produttiva che va a colpire direttamente il cliente interessato. Difatti è impossibile non notare che ormai qualsiasi tipo di coupè attualmente in produzione viene venduta solitamente con un’unica motorizzazione a listino, massimo in casi eccezionali due. Una situazione che rende ancor più difficile per un potenziale cliente la possibilità di rendere compatibile l’auto alle sue necessità, limitandone, tra gli ormai pochi appassionati, la possibilità di scelta.

Problema che ovviamente coinvolge la GT86 e che rappresenta, dal mio punto di vista, l’unico grosso neo del modello. Difatti un’implementazione di motorizzazioni implicherebbe la possibilità di aver su un’auto, con un telaio già validissimo non ancora totalmente sfruttato, la possibilità di montare motorizzazioni più potenti, senza stravolgere l’ottima precisione della dinamica di guida. In tal modo si potrebbe soddisfare chi veramente è abituato a guidare auto più potenti e soprattutto far tacere chi non conosce e non vuole approfondire cosa siano i vari piaceri che si possono ricavare da una vera auto sportiva.

Ma più che ad alzare la potenza o la cilindrata delle motorizzazioni, sarebbe importante ridurle. Infatti fondamentale per permettere il ritorno in auge di auto con questo tipo di carrozzeria, ormai associato anche impropiamente ai suv, sarebbe quello di avere modelli a listino meno potenti e più accessibili a tutti.

Sto dicendo un’eresia?

Io non credo. Il modello da cui prendere spunto è proprio quello che dagli anni 60 è arrivato a fine anni 90 e che ha decretato tali decenni come il picco massimo di diffusione e vendita dei coupè in tutto il mondo, dove qualunque marchio ne aveva almeno uno a listino, come detto, con una gamma di motorizzazione adatta a qualunque esigenza. Risulterebbe dunque molto intelligente e auspicabile una Toyota Gt86 con una motorizzazione turbo da oltre 240 CV, ma quanto sarebbe bello avere a listino un coupè 2+2 del genere con una potenza che si attesta intorno ai 150CV?

Ne verrebbe fuori un’auto da un prezzo di listino ancor più competitivo dell’attuale, capace di coinvolgere quante più fasce di reddito possibili e adatta a chi cerca un’auto della Domenica senza esser costretto a rivolgersi all’usato datato. Tutto ciò, unito ai modesti costi di gestione a livello di tassazione e manutenzione, con la possibilità di poterla sfruttare in totale sicurezza, senza mai portarla a limite, le consentirebbero essere molto appettibile al mercato di massa. Proprio per questo risulterebbe un modello estremamente adatto ai giovani, che oggi vedono come sportiva di riferimento auto come la 500 Abarth e che per ovvie ragioni di spazio e praticità non può essere una spider a due posti come MX5.

Alla fine che cambia tra prendere un’ipotetica Gt86 con 150Cv e un’auto di fine anni 90 di una potenza inferiore, dal peso simile e che è priva delle caratteristiche di sicurezza moderne?

Ovviamente si tratta solamente di speculazioni razionali basate su memorie storiche. Probabilmente non troveranno mai più applicazione, soprattutto con le restringenti normative europee e mondiali contro l’inquinamento. Però ogni tanto è fondamentale anche chiarire che il concetto di coupè 2+2 non è morto per mancanza d’interesse del pubblico, ma per un disinteresse dei produttori, capaci di spacciare, quando fa comodo, i peggiori bidoni della spazzatura come auto del secolo e riuscire a fare dimenticare ai consumatori il concetto di coupè, cioè la carrozzeria che veste le dream car da oltre 100 anni.

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