Cento Ottani

Pompa benzina nel sangue

Mondo auto

Riflessione sulle peggiori auto del 2019…

Ho poco tempo in questi giorni di festa e in un’oretta della mia calma Domenica mattina, ho provato a stilare i nomi delle peggiori auto entrate in produzione nel 2019. Un articoletto facile, immediato, dove bastava abbinare qualche parola ad una foto. Purtroppo non mi è riuscito proprio niente di tutto ciò. Il motivo è da ricercarsi nell’essenza insipida del lavoro che sarebbe poi finito in pubblicazione. Sarebbe risultato tutto essere uno sparare sulla croce rossa contro un settore sempre più in crisi di idee e profitti.

Avrei tranquillamente potuto inserire in questa semplice classifica l’orribile Mercedes EQC. La prima Mercedes a somigliare ad un’auto coreana con degli interni addirittura più brutti . Tutto condito da un prezzo di mercato veramente ridicolo per la sua insulsa onerosità.

Avrei potuto inserire la Mitsubishi Eclipse Cross, simbolo della decadenza della casa nipponica, già trattata in un vecchissimo nostro articolo. Mitsubishi divenuto un ex glorioso marchio, ormai inutile, che produce auto inutili.

Sarebbe altrettanto semplice insultare qualsiasi Suv o peggio ancora Suv ibrido. Auto da 2 tonnellate e mezzo minimo che a livello marketing sparano supercazzole clamorose che spaziano dalla sportività, alla salvaguardia delle risorse climatiche.

Però forse sarebbe utile anche parlare in modo ancor più concreto e diretto. Il 2019 più che altro è stato l’ultimo anno di produzione soprattutto di coupè sportive o sportiveggianti: Alfa 4c, Fiat 124, Bmw I8, Audi TT…

Auto che non vedranno un erede nel 2020. Togli un’Alfa 4C dalla produzione, auto che sarebbe potuta rimanere tranquillamente sul mercato, e ti ritrovi l’anno successivo un’Alfa Romeo Tonale. Il marchio che ha inventato il concetto di vettura sportiva nel mondo dell’automobile, non si ritrova più nemmeno mezzo coupè o mezza spider a listino. Questo è insudiciare la leggenda del Biscione.

La concretezza sta nell’affermare che ogni anno ormai sarà peggio dell’anno appena passato. Ogni nuovo modello valido presentato sul mercato, sarà sempre di più una cattedrale nel deserto in un’automotive che tende alla mediocrità iperprezzata. Pensare al solo fatto che un colosso mondiale come Toyota sia costretto a stringere un’alleanza industriale con Bmw per far ritornare la Supra, sacrificando sull’altare della sicurezza di profitto la personalità di un modello iconico per la storia del marchio, fa comprendere pienamente il concetto.

Per quanto mi riguarda il 2019 ha rappresentato la disillusione verso il mondo dell’auto. Un mondo che 365 giorni prima riusciva a trasmettermi fiducia e ottimismo. Oggi però, dopo averlo toccato in maniera più diretta e aver conosciuto parte delle persone che vi ruotano attorno, unito tutto ad una maggiore maturità, ha generato in me un periodo di disincanto. Periodo che all’inizio ha prodotto un rigetto verso l’automotive in generale, ma che poi si è evoluta in una presa di coscienza molto più razionale, incentrata sul dare importanza alla mia essenza da testa di petrolio. Automobilismo d’epoca, modelli di grandi marchi coerenti con la loro storia e piccoli costruttori sparsi in tutto il mondo, capaci di comprendere cosa sia veramente l’essenza e lo stile di un’auto sportiva, è questo il fuoco che tiene viva la mia passione e che ho il buon proposito di raccontare nel prossimo 2020.

Infondo, con una nota di ottimismo, viviamo in un’epoca dove è possibile ancora sognare. Si ha la libertà di andare dove si vuole, come si vuole e con l’auto che si vuole. Figlio della concezione dannunziana non smetterò mai di affermare che l’automobile è femmina e più c’è libertà di rapporto con lei, più la passione risulta travolgente.

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