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I grandi capolavori di Pininfarina: Lancia Aurelia B24

A inizi anni 50 Gianni Lancia, figlio del leggendario Vincenzo, voleva regalare al panorama automobilistico mondiale una nuova spider di lusso partendo dall’eccellenza della base tecnica della Lancia Aurelia B20 e affidando lo stile alla carrozzeria Pininfarina.

L’inizio degli studi

Diverse persone lavorarono al progetto della B24 in Pininfarina, tra cui il maestro Aldo Brovarone. Come detto, meccanicamente la B24 attinge dalla stupenda Lancia B20, con componentistica migliarata e motore elaborato. Sotto il profilo estetico è iconico l’abitacolo posizionato al centro del passo della vettura, con un vano motore e una coda molto lunghe. Su tutto spicca il parabrezza panoramico cromato e l’elegantissima calandra coerente con lo stile delle Lancia dell’epoca. Nel Maggio 1954 il primo prototipo era già circolante, nella fine dello stesso anno fu avviata la produzione del modello.

La presentazione

Al salone dell’automobile di Bruxelles del 15 Gennaio del 1955 l’auto fu presentata al mondo. L’accoglienza da parte del pubblico e della stampa fu calorosissima. Il desiderio di Gianni Lancia si concretizzò in pieno, regalando al mondo l’ennesima Lancia da sognare. Nello stesso anno la produzione di Lancia B24 raggiunse un totale di 240 auto (59 con guida a destra).

Vettura di serie

Design

La B24 Spider rappresenta una delle poche auto a offrire la pace dei sensi a chiunque la ammiri. Linea classica, con un design Pininfarina estremamente pulito e con un’impostazione estremamente fedele al prototipo originale. Iconica e inconfondibile la lunga presa d’aria sul cofano motore e i paraurti ad “ala” divisi in due parti, che all’anteriore confluiscono nella già citata classica calandra a scudo Lancia. Come detto l’abitacolo è praticamente al centro tra il lungo baule e il cofano motore e possiede porte basse, prive di maniglie (alla macchina si accedeva con delle maniglie interne in pelle), che lasciano spazio a un alto sottoporta impreziosito  da un listello cromato. Bellissimi i passaruota muscolosi. La capote era in tela e si avvolgeva in uno spazio dedicato dietro al sedile dei passeggeri. Ottima la portata del bagagliaio, dove era alloggiata anche la ruota di scorta.

Abitacolo

Parlare degli interni di un’auto anni 50 è molto semplice, ma piacevole. La potenziale austerità per livelli tecnologici relativamente bassi dell’epoca costringeva ad avere pochissimo a disposizione nell’abitacolo, andando ad esaltare la maestria del designer, offrendo un prodotto finale con interni molto ben disegnati e minimalisti. E’ il caso della Lancia B24: il cruscotto è curvo, in stile racing, e ha tre strumenti circolari sopra al piantone dello sterzo. Ulteriore dettaglio il volante in alluminio a tre razze con corona in legno. La plancia è molto pulita, i sedili sono i classici dell’epoca, lontani da qualunque studio di ergonomia e rivestiti del leggendario panno Lancia.

Meccanica

L’auto attinge meccanicamente sia per il telaio accorciato, sia per la meccanica dalla validissima berlinetta Lancia Aurelia B20. Proprio come lei la B24 ha la trazione posteriore, monta un V6 da 2451,31 cm³ e ha una potenza di 118 CV. Il cambio è un 4 marce + retro. La vettura pesa 1115 kg e riesce a raggiungere i 185 km/h di velocità massima. Il suo passo è di 245 cm, per una lunghezza 420 cm circa e di larghezza 155,5 cm. Dal punto di vista ciclistico le sospensioni anteriore sono a ruote indipendenti, mentre al posteriore troviamo il sistema De-Dion rigido a ruote semi-indipendenti.

Nasce la “Convertibile America”

Seconda serie

La produzione della B24 non si ferma nel 1955, ma prosegue in parallelo con la vita della Lancia Aurelia B20. Nel 1956 si ebbe la presentazione della quinta serie di B20: tale aggiornamento portava in dote un depotenziamento del motore a 110 CV.  La trasmissione viene modificata, con il cambio avente una nuova scatola scomponibile e la quarta marcia in presa diretta. Nello stesso anno viene introdotta la frizione a comando esterno idraulico. Viene potenziato inoltre l’impianto frenante.

A seguito delle modifiche meccaniche e di carrozzeria, il peso della B24 Convertibile America subisce un incremento molto sostanzioso, che ovviamente penalizza la brillantezza di marcia e che non le consente di andar oltre i 172 km/orari di velocità massima.

Oltre alle modifiche meccaniche, l’estetica della vettura subisce un evidente ritocco. Modifiche fondamentali per assecondare nel modo più ottimale i gusti del mercato americano, riferimento dell’epoca. Dal punto di vista del design degli esterni si assottiglia l’altezza della presa d’aria sul cofano e il parabrezza ora ha montanti quasi verticali. Le porte sono più lunghe, dotate di maniglia e con vetri a manovella. La coda risulta inoltre snellita e nella Convertibile veniva fornito come optional anche l’hardtop rigido. Negli interni il cruscotto si semplifica , adotta solo due strumenti posti ai lati del piantone dello sterzo e la forma della plancia si appiattisce. E’ fondamentale sottolineare che l’anno della seconda serie è quello del passaggio di proprietà dalla famiglia Lancia alla gestione Pesenti.

Terza serie

Nel 1957, con l’avvento della sesta serie della B20, anche la Lancia B24 cambia. Il motore sale di potenza a 112 CV e il comfort della vettura viene migliorato, inserendo la serratura al baule del bagagliaio. La vita della Lancia B24, nella nomenclatura ufficiale conosciuta come “Aurelia GT 2500 Convertibile”, prosegue fino al 1958, quando l’auto nelle catene di produzione viene sostituita da un’altra icona Lancia: la Flaminia GT. La terza serie risulta la versione di B24 più a lungo prodotta e con più esemplari venduti.

Conclusioni

Sono un lancista e un appassionato di auto, ho poco da scrivere e da concludere, ho solamente da inchinarmi. Ogni volta che guardo quest’auto in foto m’incanto come un bambino, stregato da ciò che un tempo veniva chiamata: “Classe e superiorità Lancia”.

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